Voi non avete idea della gioia! Saranno almeno tre anni che non scrivo un articolo o che non preparo un convegno o una lezione che cominci con “le 3 cose…”.

Fateci caso, anche gli stilemi editoriali passano di moda: fino a qualche annetto fa un titolo del genere era un perfetto trigger point per bucare l’attenzione sui social, ora sta perdendo un po’ di verve, suona quasi demodé rispetto a titolazioni più aggressive tipo “i tuoi post su Facebook fanno schifo”, tanto per non essere troppo autoreferenziali.

Ma siccome è stata un’estate anomala, nel mio caso stracolma di vintage (ho addirittura ricominciato a indossare canotte come se avessi 15 anni correndo in bicicletta sulle rive del Piave), ho deciso di assecondare questa mia indole antiquaria e andarci pesante di bullet point.

La situazione ideale per leggere questo articolo? Scorrete questa pagina con la vostra gestione inserzioni accanto e, mentre affrontate punto per punto, andate a mettere mano alle vostre ads.

1) La mandrakata di Facebook: l’interazione

Saranno almeno 3-4 anni che a Facebook non gliene sbatte più niente delle campagne adv con obiettivo di Interazione. Se le trovate ancora lì nel pannello è perché non vuole distruggere il nostro fragile cuore di inserzionisti alle prese con imprenditori e direttori marketing che vogliono far crescere like, commenti e condivisioni.

Tanto che in alcuni seminari recenti Facebook si concede il lusso di mostrare questa slide che vi dice a chiare lettere che se state facendo delle campagne di interazione, state lavorando in modo sotto-ottimale. Morale: 9 volte su 10 state buttando via soldi.

Buttare via soldi di per sé non è peccato, io stesso ho comprato due occhiali 3D per la mia TV senza averli mai nemmeno provati. Semplicemente ho appagato la mia compulsione, e ci sta. L’importante è che impariamo a capire PERCHÉ stiamo buttando via soldi.

L’interazione per Facebook è un mix di azioni forti (azioni che lasciano una traccia di sé come commenti, condivisioni e like) e azioni deboli (azioni che non lasciano alcuna traccia come i click su una foto, o premere play su un video del feed).

Bene, ora seguitemi in questo percorso:

a. Andate sulle vostre campagne di interazione:




Wow, che roba, ho ricevuto 42.481 interazioni a un costo medio di 0,003 euro. RE-GA-LO!

b. Spostatevi su “Colonne” e cliccate su “Personalizza Colonne”



E andate ad aggiungere nelle colonne solo le reazioni forti, “reazioni ai post”, “commenti ai post”, “condivisioni”.



c. Et Voilà, la Mandrakata è servita.




Su un totale di 42.481 reazioni, le reazioni “forti” sono solamente 1.412, praticamente il 3,32% del totale. Questo significa che quando investite 100 euro in una campagna di interazione, più o meno 97 euro se ne vanno in fumo acquistando azioni che non lasceranno alcuna traccia di sé.
Quando pagate per appagare l’ego, ci riuscirete mediamente 3 volte su 100. Questo è il motivo per cui le campagne di interazione sono sotto-ottimali.

Ok Enrico, dobbiamo smetterle di usarle?
Beh no, io stesso ne faccio uso.
Il problema è solo una questione di “dipendenza”. Un conto è avere una dipendenza e non riconoscerla.
Un altro conto è essere consapevoli di avere una dipendenza. Se ne siete consapevole, potete cominciare a piccoli passi a risolverla. Per esempio, mantenere comunque una campagna di interazione per continuare a solleticare l’ego, ma affiancarla a delle campagne più “compliant” con Facebook come delle campagne di Copertura o di VideoView.
Oppure potete indagare quali siano le creatività che di solito portano meno azioni forti, come per esempio i video, e sostituirli con delle immagini statiche o delle gallerie fotografiche che aumenteranno il numero delle “strong reactions”.

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2)  Prova a scomporre i posizionamenti

Bene, la campagna è partita, sta macinando numeri, tutti contenti.
Ok ma dove state spendendo? E per “dove” intendo “qual è il posizionamento che sta spendendo più budget?
Un bel click su “dettagli”, selezioniamo “posizionamento” e improvvisamente la nostra campagna verrà scomposta in copertura, impression e budget divisi per posizionamento:


E qui cominciamo a farci delle domande:

  1. Siamo così contenti di spendere quasi un terzo del budget sui Video In-Stream di Facebook? Il posizionamento In-Stream è uno dei più aggressivi in assoluto perché interrompe la visione abituale dell’utente. Forse potremmo provare a eliminarlo dai posizionamenti?
  2. Siamo così contenti di così poco sul Feed di Instagram rispetto a Facebook? Trattandosi del topic “turismo”, forse avrebbe più senso bilanciare il budget andando magari a isolare Instagram con un gruppo di inserzioni dedicato, proprio per assicurarci di raggiungere il nostro pubblico in modo sostanzioso proprio su IG.

3) Un quarto d’ora al giorno su Ads Library

Sì, questa cosa mi ha cambiato la vita.
Mi prendo 15 minuti al giorno e li passo tutti su Ads Library.
Facendo cosa?

  1. Cercando i concorrenti dei miei clienti e ragionando sulle loro inserzioni.
  2. Curiosando marchi che ritengo molto validi e analizzo le creatività.
  3. Cercando nuovi trigger point e nuove leve di curiosità negli ads altrui.
  4. Guardo quali sono i formati più usati.
  5. Cerco potenziali prospects e preparo un’analisi del loro advertising in base a quello che trovo.

Questo è l’arsenale di Digital Update, dateci un’occhiata.

Foto di Annie Spratt su Unsplash.

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