Perché comunicare la sostenibilità: Direttiva Ue e dati PMI

Comunicare la sostenibilità: grafica che rappresenta la sostenibilità ambientale e titolo del post

Le novità in arrivo in tema di comunicazione della sostenibilità stanno accelerando.

La più importante degli ultimi mesi è a livello europeo: il 21 giugno 2022 il il Consiglio e il Parlamento europeo hanno trovato un accordo sul testo della Direttiva relativa alla comunicazione societaria sulla sostenibilità. Questo accordo dovrà proseguire il suo iter politico per poi essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della UE. 

Di cosa parla la Direttiva relativa alla comunicazione societaria sulla sostenibilità

In sostanza, la direttiva chiede due cose:

  1. Obbligo di certificazione delle informazioni comunicate sulla sostenibilità da parte di un revisore o certificatore indipendente accreditato.
  2. Migliore accessibilità delle informazioni: ne impone la comunicazione in una sezione specifica delle relazioni sulla gestione delle imprese in ambito diritti ambientali, diritti sociali, diritti umani e fattori di governance.

Al punto 2 entrano in gioco le persone dedicate alla comunicazione della sostenibilità. Ma attenzione: dobbiamo farlo non per rispondere a un obbligo di legge ma per trasformare questo obbligo in opportunità. In questo modo creeremo valore aggiunto che avrà ricadute positive sul brand aziendale.

Il regolamento si applicherà in tre fasi:

  • 1º gennaio 2024 per le imprese già soggette alla direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario (società quotate con più di 500 dipendenti).
  • 1º gennaio 2025 per le grandi imprese attualmente non soggette alla direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario (sopra i 250 dipendenti).
  • 1º gennaio 2026 per le PMI quotate con una possibile esenzione dall’applicazione della Direttiva fino al 2028. 

Perché l’Unione Europea vuole regolamentare la comunicazione della sostenibilità? 

Prima di tutto per colmare le lacune nelle norme vigenti in materia di comunicazione di informazioni di carattere non finanziario del 2014. Spesso le informazioni fornite dalla aziende non sono di qualità sufficiente per consentire agli investitori di tenerne conto. Questo ovviamente è un ostacolo per la transizione verso un’economia sostenibile

Inoltre, l’informazione di qualità dovrebbe arginare greenwashing e pinkwashing, espressioni che indicano quando le aziende comunicano un finto impegno nei confronti dell’ambiente e del sociale per attirare i consumatori, col fine ultimo di avere un vantaggio commerciale. Non sarà una direttiva europea a portare alla condanna per direttissima di frasi come “prodotto verde”, “amica della natura”, “rispettoso dell’ambiente” o “neutralità carbonica” usate come slogan pubblicitari senza fondamento. Ma di sicuro l’obbligo di una comunicazione più dettagliata ai cittadini sull’impatto creato dalle imprese su diritti umani e ambiente ci fornirà un’arma in più per verificare e controllare ogni possibile esagerazione e mistificazione. 

Qual è l’impegno delle PMI italiane in ambito sostenibilità?

Il Kaleidos Impact Watch – Osservatorio della Banca Ifis nato per raccontare il cammino delle imprese verso la sostenibilità e studiare i trend che dovranno affrontare – ha pubblicato da poco un report delle sue analisi, molto interessante da consultare.

Basati su un campione di 3.009 PMI italiane, i dati mettono in evidenza come:

  •  Il 38% delle piccole e medie imprese non ha ancora investito in misure o in interventi di sostenibilità a causa di ostacoli.
  • Il 48% delle PMI vuole fare almeno un investimento in sostenibilità entro la fine del 2024.
  • Nello stesso periodo, il 41% di chi già investe aumenterà anche il proprio sforzo economico.
  • Solo il 16% ha già pubblicato un bilancio di sostenibilità.
  • Un altro 11% prevede di farlo entro il 2024

La trasformazione ecologica è un passaggio impegnativo, richiede progettualità, visione ma anche competenze, tecnologia e risorse finanziarie.

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Quali sono i settori in Italia che investono di più in sostenibilità e quanto investono?

Chimica e Farmaceutica sono i settori che investono di più in sostenibilità, seguiti da Automotive, Logistica e Trasporti e Agroalimentare
A metà classifica il Manifatturiero, la Meccanica e la Tecnologia
Chiudono la classifica il settore Moda, il Sistema Casa e le Costruzioni, il comparto con la minore intensità di intervento. 

Vale la pena ricordare che gli investimenti fatti dalle grandi aziende, anche per i nuovi obblighi normativi UE, hanno una ricaduta su tutta la loro filiera produttiva. Anche i settori oggi più lenti avranno un’accelerazione nei prossimi anni

In generale, il report Impact Watch, basato su un campione di 3.009 PMI italiane, ci evidenzia anche che, a oggi: 

  • per ogni impresa sono stati fatti in media 3 interventi per la transizione ecologica;
  • 2,2% è il fatturato medio investito in sostenibilità;
  • il 37% delle imprese dichiara di avere un’organizzazione stabile dedicata alla sostenibilità.

Quali sono gli ostacoli più frequenti che incontrano le aziende nel percorso di transizione verso la sostenibilità?

Le imprese dichiarano la volontà di continuare a investire in sostenibilità ma non è solo questione di tecnologie, materiali e persone. Servono anche nuove competenze trasversali in azienda per ponderare le scelte da fare, e nuove competenze in comunicazione della sostenibilità.
È proprio nella comunicazione di sostenibilità che le PMI dichiarano (fonte: report Impact Watch) di voler aumentare del 35% gli investimenti nel biennio 2023-24.

Siamo pronti a sostenere le PMI italiane?

Abbiamo visto che sempre di più le aziende di stanno orientando in modo favorevole verso le attività che portano un miglioramento negli impatti sociali, ambientali e di governance. Inoltre la stessa Unione Europea sta favorendo questo trend introducendo nuovi obblighi ad imprese più piccole.
Siamo pronti? Lo chiedo proprio perché oggi ancora mancano le conoscenze per fare bene. Sempre di più le aziende ci chiederanno di farci carico di questa nuova sfida. Ho raccontato in questo articolo perché la comunicazione della sostenibilità è così tanto diversa dalla comunicazione commerciale o istituzionale. 
Sono sicura che tra qualche anno non potremo più improvvisare slogan e numeri di fronte a una platea di millennials e generazione Z attenti e consapevoli.

Io stessa ho investito e mi sono formata. Prima di tutto per coerenza e per passione perché sono una sostenitrice della transizione ecologica anche nella mia vita personale. Poi perché credo che il lavoro di qualità consenta a tutti di seminare qualcosa di buono e raccogliere un futuro migliore. 

Se anche tu vuoi imparare come fare, ora c’è il mio corso Digital Update Comunicazione della sostenibilità.

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