Da quando i blog erano “solo” diari personali a oggi, il marketing digitale si è evoluto in termini di formati e modalità di comunicazione, così come il ruolo, i contenuti e il coinvolgimento di quelli che oggi chiamiamo influencer.

È un tema sempre caldo e in evoluzione, tanto che le stesse piattaforme hanno sentito l’esigenza di definire regole per poter rassicurare gli utenti sull’autenticità dei contenuti condivisi.

Regolamentare il passaparola?

Quando aziende e agenzie fanno attività di promozione di prodotti online, dovrebbero far riferimento al Codice Womma (World Of Mouth Marketing Association), che definisce regole basate su onestà e trasparenza.

D’altra parte, il panorama è in continuo mutamento, la legislazione fatica a stare al passo con la continua evoluzione delle piattaforme e dei linguaggi, ed è ancora debole e confusa.

Questa situazione genera confusione sia nelle aziende, che faticano a comprendere e sfruttare al meglio questo tipo di comunicazione, che nelle persone, che sentono il bisogno di capire come avvicinarsi ai contenuti creati dagli influencer senza perdere fiducia nella qualità (e onestà) degli stessi.

Le raccomandazioni di Facebook

I segnali, dicevamo, sono forti: Facebook ha sentito l’esigenza di regolamentare il branded content, quindi i contenuti creati da testimonial e influencers sulle pagine, attraverso un tag esplicito, in modo che agli utenti sia sempre chiaro quando si tratta di un messaggio promozionale (i consigli per gli acquisti, insomma).

… e le regole di Google

Google non è da meno con la definizione di una policy per la condivisione dei contenuti creati da blogger che ricevono prodotti da recensire. Perché i post non siano penalizzati dal ranking di Google:

  1. i link all’azienda vanno fatti in modalità “no follow” perché non possono essere considerati organici, ma sono di fatto a pagamento;
  2. la collaborazione (come su Facebook) deve essere esplicitata;
  3. i blogger sono richiamati da Google stessa a cercare, quanto più possibile, di creare contenuti originali e interessanti, portando al racconto del brand e del prodotto un contributo di valore (no, quindi, ai copia-incolla dai comunicati stampa).

Nuovi format anche su Twitter

Di questa settimana, infine, la notizia che Twitter starebbe testando un nuovo formato pubblicitario “carousel” per veicolare, oltre al messaggio del brand stesso, anche i tweet degli utenti relativi al brand (previo loro permesso, ovviamente): possiamo aspettarci quindi, anche su questo canale, l’apertura di nuovi scenari di collaborazione tra brand e content creators.

Anche di questo parleremo al Digitalupdate Digital PR, il 21 giugno a Milano: vieni, ti aspetto in aula!

PaolinaGIFsquare

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