Le pubbliche relazioni, intese come coinvolgimento nei progetti delle marche di persone influenti, giornalisti e VIP, sono in continuo cambiamento.

Un cambiamento direttamente proporzionale al cambiamento che sta avvenendo nelle abitudini delle persone, nel modo che hanno di valutare, scegliere e acquistare prodotti e servizi.

Se infatti qualche anno fa i media tradizionali e la pubblicità erano il principale mezzo attraverso il quale conoscere e informarsi sui brand, oggi sicuramente i social network hanno cambiato i paradigmi di interazione.

Due le conseguenze:

  1. oggi le persone non vogliono essere disturbate da un’interruzione pubblicitaria, ma vogliono trovare messaggi contestuali e integrati nei contenuti che fruiscono ogni giorno, instaurando con la marca una conversazione.
  2. le persone influenti non sono più soltanto i VIP e i giornalisti.

Perciò da un lato gli influencer nati e diventati famosi sul web non accettano più di produrre contenuti “for free” per i brand, ma vogliono essere coinvolti in progetti interessanti e pagati per il loro lavoro; dall’altro i brand stanno aumentando gli investimenti nell’influencer marketing, che piano piano sta diventando sempre più integrato nel piano di marketing delle aziende.

Un aspetto interessante di questa evoluzione è che sempre più gli influencer si stanno avvicinando da questo punto di vista ai VIP veri e propri, e i VIP stanno sempre più sfruttando i loro canali e il loro seguito social per “arrotondare” i guadagni.

La differenza tra i tipi di influencers va assottigliandosi, mentre le opportunità per il brand si moltiplicano: oggi vanno dalla sponsorizzare un post di Kim Kardashian (tra le prime ad utilizzare l’hashtag #adv per segnalare un contenuto pagato da un’azienda) o al coinvolgimento di micro-influencer (quindi con follower base più piccola) in attività che hanno budget più ridotti, ma non per questo ROI meno efficaci.

Oltre alle imprese, anche le piattaforme si stanno organizzando: da Twitter, che nei primi mesi dell’anno ha comprato Niche, la piattaforma tecnologica che connette brand e creatori di contenuti digitali; a YouTube, che da pochi giorni ha acquistato Famebit, che aiuta i brand a trovare (e sponsorizzare) dei creatori di contenuti video; fino a Pinterest, che ha da poco introdotto le Pin Collective, che hanno lo stesso scopo: connettere brand e influencers sulla piattaforma.

Anche in Italia le start up si muovono in questa direzione: c’è Buzzoole, la start up italiana che aiuta i brand a trovare gli influencer più giusti utilizzando i big data, che recentemente è arrivata tra le 15 finaliste per la fase finale di pitching del premio Unilever durante la conferenza londinese ad:tech e la nuova LovBy, che addirittura permette a tutti gli amanti dello shopping di trasformarsi in influencer grazie alle recensioni dei prodotti che più amano.

Di questo e altro parleremo in aula al Digital Update Digital PR, il 16 novembre a Bologna: ti aspetto!

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