La data visualization viene usata in contesti molto diversi, ciascuno con le proprie peculiarità, e questo crea una certa confusione quando si prova a definirne i contorni.

Non possiamo pretendere di trattare allo stesso modo le visualizzazioni utilizzate dagli analisti per comprendere un fenomeno e quelle che finiscono in mano al lettore occasionale di una rivista mentre beve il caffè al bar.

Per non parlare di quelle che finiscono in mano agli analisti mentre bevono caffè al bar.

Raccontare i dati significa rivolgersi a un pubblico di persone normali, distratte, annoiate, in cerca di informazioni semplici da consumare in fretta. È il linguaggio della pubblicità, applicato ai dati.

Oggi la data viz è quasi sempre troppo complessa per questo scopo. È come se il data-visualizzatore (passami il termine, intendo la persona che disegna i grafici) si affezionasse troppo ai dati, a discapito della comprensione, dell’immediatezza e del loro interesse reale.

È facile provocare un sovraccarico informativo.

Molti modi di mostrare la stessa cosa

Ci sono molti modi per rappresentare la stessa informazione.
Quello che cambia, scegliendo un modo o l’altro, è la facilità di comprendere l’informazione, anche a discapito della completezza.

Un esempio chiaro è questa mappa dei morti nel Mediterraneo nel 2013.

È una mappa ricca di informazioni: mette in evidenza quali sono i confini europei, i nomi delle capitali, quali sono le cause di morte, il luogo in cui si trovavano le vittime. Paradossalmente risulta molto difficile percepire l’informazione principale: quante persone sono morte: tante? Poche? Vedo solo dei cerchietti sovrapposti in maniera caotica.

Un altro punto di vista sullo stesso argomento ce l’ha dato il The Guardian:

Le informazioni sono all’incirca le stesse: principali cause di morte e numero di vittime, ma visualizzate in un modo totalmente diverso, potremmo dire “editoriale”. Senza nemmeno una mappa.
Questo grafico offre subito al lettore una percezione d’insieme del fenomeno, in maniera molto più coinvolgente e immediata.

Un altro approccio alla data visualization rivolta a un pubblico generico, è quello artistico.

Le “nostre” Giorgia Lupi e Federica Fragapane sono diventate punti di riferimento internazionali disegnando vere opere d’arte attraenti e piacevoli, ma poco comprensibili per via, ancora, della sovrabbondanza di informazioni.

Chi incorre in questo grafico, verrà prima sedotto dalla sua estetica e poi abbandonato dall’incapacità di leggerne qualcosa di interessante.

Con un po’ di pregiudizio, penso che quando diventa necessario spiegare “come si legge”, c’è qualcosa che non va. In questo caso bisogna semplificare, seguire le regole della psicologia della percezione, entrare più nel cuore delle informazioni per evitare che il nostro sia semplicemente un esercizio di stile.

La semplicità è la regina

Non bisogna mai perdere di vista l’obiettivo: comunicare un fenomeno, un evento, un trend, un concetto. Il nostro scopo non è rendere leggibili i dati, ma rendere leggibili i risultati.

Col tempo, e senza sorpresa, ho capito che la semplicità è la regina della data visualization.

Tutte le volte che ho detto geniale! era di fronte a grafiche estremamente semplici, come questa che racconta come l’organizzazione del traffico oggi privilegi le automobili, a discapito di qualsiasi altro mezzo di trasporto.


Gli approfondimenti possono poi essere consultati con visualizzazioni più complesse, fino all’esplorazione puntuale dei dati d’origine, ma una visualizzazione così semplice rende immediatamente accessibile il risultato anche al lettore occasionale.

Pensare al risultato delle nostre analisi, e non al percorso che ci ha portato ad ottenerlo, aiuta enormemente nella semplificazione della nostra comunicazione.

Spesso durante i miei corsi di data visualization mostro l’esempio di come raccontare che la popolazione del Canada vive prevalentemente al sud.

Un modo è usare dati complessi, quelli che io stesso ho analizzato, cercando di dare loro un aspetto interessante:

Ma un altro modo è quello di raccontare il risultato della mia analisi, cioè non “dove vivono le persone” ma “le persone vivono a sud”.
Risulterà efficace, veloce, persino divertente, anche quando verrà realizzato con una grafica “grezza”:

Evidentemente, la fase più importante nella creazione di un grafico, è la sua ideazione.

L’ironia la sua dama di corte

Se la semplicità è la regina, l’ironia è la sua dama di corte. Ovviamente quando il contesto lo permette.

Semplicità e ironia, se mescolati, catturano e stimolano il lettore come davvero pochi altri stratagemmi di comunicazione sanno fare.

Per raccontare gli effetti del riscaldamento globale sul clima, scendendo davvero all’osso della questione, Michelle Rial ha realizzato con un pizzico d’ironia questo semplicissimo grafico:

In una mostra sulla street-art a New York, Banksy ha raccontato con un grafico quanto siano aumentati i graffiti negli ultimi cinquant’anni.

Questi sono tre esempi davvero semplici, che però possono essere inseriti all’interno di una narrazione più articolata aiutando ad alleggerire un report, a invogliare il lettore ad approfondire, e soprattutto a esporre un concetto, un risultato, un’informazione in maniera efficace

Ti sarai accorto che in questi casi la precisione delle misure è secondaria: quanto importante sia, è una delle cose che vanno stabilite all’inizio di ogni lavoro. Ma spesso la precisione dei dati è solo un vezzo che serve all’analista per darsi credibilità.

Ci sono comunque delle tecniche per salvare capra e cavoli, per esporre misure precise in maniera semplice.

Non è ciò che mi aspettavo

Lo dicevo all’inizio: la data visualization viene spesso fraintesa. Si pensa sia soprattutto un insieme di dashboard, filtri, e grafici auto-generati, un insieme di barre e puntini.

È anche questo, certo, ma non solo. È sempre di più un elemento di comunicazione importante, da imparare a utilizzare nella sua complessità, per saper scegliere la soluzione migliore all’interno del suo potenziale.

Dei suoi vari aspetti parleremo a Bologna al corso di data visualization del 15 maggio, esercitandoci a scegliere tra soluzioni diverse per divulgare al pubblico più svogliato e distratto le nostre preziosissime informazioni.

Per partecipare occorre avere un po’ di confidenza con il mondo della grafica, saper disegnare in vettoriale, conoscere la differenza tra i formati dei file, avere dimestichezza con i colori. Se non ti senti pronto, puoi seguire il corso online “Basi di grafica”, prima di iscriverti a data visualization.

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