Prendere decisioni basate sulle abitudini, sull’istinto, o, peggio, sull’opinione di chi ha lo stipendio più alto, è un ottimo modo per buttar via i propri soldi e sottrarre risorse a ciò che serve davvero.

Sapersi orientare fra i dati, saperli interrogare e ascoltare le loro storie, ci permette invece di impostare strategie ad alta probabilità di successo. Al giorno d’oggi è necessario riuscire a pianificare strategie di marketing (web e off line) partendo da basi di dati solidi, altrimenti rimani solo una persona con delle opinioni che si basano sull’istinto.

Partiamo dalle definizioni

La Digital Analytics è l’insieme di tutti gli strumenti utili a monitorare le performance di un sito web o di un’applicazione mobile, ma il termine può essere esteso anche all’analisi di quel che avviene offline. Per questo motivo, sempre più spesso si parla di Analytics e basta, in modo da abbracciare sia il mondo on che offline. Qui una panoramica utile per capire di cosa parliamo.

Perché usare Google Analytics

Tramite i dati forniti da Google Analytics è possibile distinguere sia le fonti di traffico che generano le migliori performance (es. social, motori di ricerca, ecc) sia avere una “descrizione” degli utenti tramite l’utilizzo di funzioni avanzate come lo userID.

Sempre con Google Analytics possiamo analizzare la ricorsività dei comportamenti in determinati periodi dell’anno, ossia la stagionalità: i risultati emersi saranno sicuramente utili per anticipare le richieste dell’utente, creare bundle di prodotto e migliorare il conversion rate finale.

Analytics per il marketing

L’analytics ricopre quindi un ruolo fondamentale per chi si occupa di marketing, perché permette di valutare e pianificare strategie sia nell’on che nell’off line, correggere campagne a pagamento e soprattutto investire nel migliore dei modi risorse e tempo.

Analytics per l’ecommerce

Quando siamo davanti a un ecommerce dobbiamo scegliere se tracciarlo, ovviamente tramite Google Tag Manager, in modalità classica o avanzata: eh???

Il tracciamento ecommerce in modalità classica

La modalità classica, che sta via via scomparendo, fornisce cinque report in totale e a mio parere è molto utile se il nostro sito vende un numero ristretto di prodotti o servizi (es. uno o max tre prodotti, con n varianti).

Il tracciamento ecommerce in modalità avanzata

Il tracciamento avanzato ci permette di ottenere di default più del doppio dei report generati con la modalità base. Oltre all’id transazione, al nome prodotto e alla quantità acquistata, possiamo ad esempio raccogliere e analizzare dati su:

  • quante volte un prodotto viene visto all’interno del sito;
  • la sua posizione nell’elenco dei prodotti visualizzati;
  • il rapporto aggiunte al carrello/dettaglio prodotto e così via.

Col tracciamento avanzato possiamo anche generare segmenti avanzati semi-automatici (click based) relativi ai principali step del funnel di acquisto: per esempio il segmento “carrelli abbandonati”.

Pro e contro del tracciamento avanzato

Ovviamente tutto questo permette di analizzare in profondità il comportamento dell’utente, creando macro o micro segmenti a piacimento, ma ne aumenta anche la difficoltà di lettura; si veda in proposito l’interessante articolo di Samantha Barnes.

Quanto ne sai di analytics?

Se ti è venuto il mal di testa già al secondo paragrafo, è il momento di prendere confidenza con il mondo dei dati: parti dal corso online di Web Analytics dell’ottimo Giovanni Favero.

Se invece quando parlo di multichannel funnel, bounce rate, userID e Google Tag Manager sai già di cosa si tratta, e vuoi fare un passo ulteriore, allora il mio corso in aula su Google Analytics è quello che fa per te.

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