Il gradito ritorno di Mafe De Baggis, con un nuovo post e un corso nuovo sulle basi della comunicazione: il famoso passo indietro per farne due (o anche tre) avanti.

La comunicazione, lo sanno tutti, serve a far ve(n)dere i prodotti. Tu compri o produci uno spazio di pubblicazione e dentro ci scrivi tutte le cose belle che pensi spingano qualcuno a separarsi dai suoi soldi in cambio di quello che vendi. Più volte lo dici, più grande lo dici, più vendi.

L’era del “facciamolo più grande”

Che sia comunicazione propriamente detta (quella che un tempo veniva definita Below the Line) o pubblicità (Above the line), una sola idea regna nella testa del Cliente: il marchio, più grande. Nel branding le dimensioni contano: più grande, più WOW, occhio di bue, a me!
Forse, in una galassia lontana lontana, funzionava davvero così. Funziona ancora per qualche prodotto: il Viagra, il vaccino contro la Covid19, la Playstation 5. In questi casi non serve fare comunicazione, perché basta dirlo: basta informare il pubblico che un prodotto o un servizio molto desiderato è sul mercato. Non è di questo che stiamo parlando.

La comunicazione, cominciano a capirlo in molti, serve a far scoprire quello che vendi alle persone giuste.
Giuste vuol dire due cose: che saranno felici di scoprirlo o che saranno capaci di dirlo a persone felici di scoprirlo. La comunicazione serve a trasformare persone innervosite da un problema a persone soddisfatte nello scoprire una possibile soluzione. Non ancora clienti, eh. La comunicazione serve per fare amicizia. 

La rivoluzione: esserci solo quando serve, fare meno rumore

In un mondo assordante, parlare poco e d’altro, non di sé, può avere molto senso. Vuol dire comprendere davvero i comportamenti delle persone, andando oltre like e interessi, per imparare a progettare inserzioni che convertano, seguendo l’evoluzione proposta da Facebook da un annetto circa. Ma anche restando nelle campagne di copertura e frequenza sempre Facebook dice “gli inserzionisti dei brand che vantano già un’ampia quota di mercato e ottimi livelli di notorietà del brand possono usare l’ottimizzazione per copertura e frequenza per ridurre il numero di volte in cui le persone vedono le loro inserzioni e aumentare così il numero di persone a cui vengono mostrate le inserzioni.

Ridurre il numero di volte. Dare meno fastidio possibile. Esserci solo quando serve. Don Draper sverrebbe.

Marketing Isn’t Advertising –
Wellspring Digital

Con buona pace dei pubblicitari del secolo scorso fare comunicazione d’impresa, oggi, significa capire questo passaggio qui. Meno vendi, più vendi: se ne è accorto chi, durante il lockdown, con negozi chiusi, alberghi chiusi, ristoranti chiusi, ha continuato a parlare senza aver niente da vendere e molto da dire, magari trovando finalmente il tono giusto. Quel tono umano di cui parliamo da decenni, senza quasi mai mettere a fuoco davvero cosa vuol dire. Senza mai capire davvero cosa significa che le tue inserzioni finiscono tra il post di zia Marcella, i like del tuo ex marito e i video della migliore amica della tua, che ancora non hai capito se non ti piace o sei solo gelosa. Non vuol dire, per esempio, la smielata che ha prodotto tantissimi spot fotocopia, di quelli che ti fanno venire voglia di prendere a pugni qualcuno.

Punching [Hugh MacLeod]

Vuol dire sentirsi dire mi manchi, mi annoio, non vedo l’ora che torniate tutti. Oppure dare consigli per sentirsi in vacanza a casa, se non si può partire. Vuol dire vedere grandi atleti allenarsi, come te, in un soggiorno disordinato e con poco spazio.

Vuol dire far scomparire il prodotto, oggi più che mai. Lasciare a me, cliente, il primo passo e rendermi facile tutto il percorso. È chiaro a tutti che la pubblicità serve a vendere, ma non è scritto da nessuna parte che debba farlo per riuscirci. Meno vendi, più vendi, anche perché dai meno fastidio.

Trova le parole giuste

Quando prepari un talk o una lezione, il linguaggio è lo strumento per costruire fiducia, trasmettere il messaggio, chiamare all’azione. Ricevi 3 lezioni gratis su come usare meglio le parole.

A cosa serve quindi davvero la comunicazione?

Serve a creare un mondo ordinato, capace di dare pace a tutti noi che patiamo il caos e l’entropia. Non un mondo ordinato valido per tutti, ma pensato intorno a persone specifiche, che un tempo chiamavamo pubblico e oggi pubblico non sono più. Un mondo simile a quello delle storie, non a caso. La comunicazione serve a ridurre il rumore, invitando le persone in un mondo comprensibile, riconoscibile, desiderabile e, nonostante tutto, autentico. L’immagine coordinata serve a renderlo riconoscibile, lo storytelling a renderlo desiderabile, la comunicazione, pubblicità compresa, a renderlo comprensibile. Più pace interiore regali, più vendi. E la pace interiore è diversa per tutti.

A volte per fare passi avanti serve ripensare ai primi passi. Che cos’è la comunicazione, davvero? Puoi riflettere con Mafe De Baggis sulle buone basi, per poi rivedere la tua strategia con nuovi occhi, più consapevoli. Il corso che aspettavi è Basi di Comunicazione, nella versione corso online (video corso + esercizi) o workshop (corso online+esercizi+live con Mafe).

Foto di Joe Yates su Unsplash.

Entra nella community di
Digital Update!

Riceverai gratuitamente:

No grazie!