Dalla scarsità all’overload: la formazione, oggi

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Tratto dall’intervista che Alessandra Farabegoli e Gianluca Diegoli hanno rilasciato per preparare questo articolo de Il Post sulla difficoltà di orientarsi in un panorama saturo di offerta di formazione.

In principio era: la formazione e il principio di scarsità

La formazione tradizionale (anche quella del digitale) si sviluppa da sempre nella cosiddetta scarsità, che nella teoria economica significa, più o meno, che più un bene è raro sul mercato più ha valore.
Ecco perché avere a disposizione un particolare corso o un insegnante di qualsiasi materia, nell’era pre-digitale, non era scontato, e aveva costi molto alti. Alle persone, soprattutto fuori dai centri urbani, era precluso l’insegnamento della maggior parte delle discipline che non fossero quelle strettamente di interesse della maggioranza.
Per esempio, un corso di yoga (o di scrittura o di teatro) era possibile solo in presenza di un equilibrio molto difficile tra il costo della docenza, gli spostamenti e il raggiungimento di un numero minimo di iscritti, che naturalmente dovevano abitare in un intorno geografico raggiungibile senza costi e sforzi eccessivi.

Non era facile, dunque, per materie non così popolari essere oggetto di formazione, trovare una propria nicchia sostenibile. Il che, ovviamente, rendeva ancora più difficile, per queste materie, diventare popolari.

La formazione sul digitale, ma offline

Non faceva eccezione la formazione sulla trasformazione digitale, che ai tempi si chiamava semplicemente Internet. Per paradosso, la maggior parte della formazione sul web marketing si svolgeva offline: aule fisiche, eventi in presenza.
Per due motivi principali: innanzitutto il problema era la banda disponibile (la fibra non era diffusa, buona parte delle connessioni erano ADSL adatte a scaricare ma non a trasmettere il proprio audio e video) ma l’ostacolo principale era l’abitudine: “solo la presenza è sinonimo di qualità”.

Quindi chi voleva imparare faceva anche centinaia di chilometri per poter assistere: molto spesso il costo della formazione era costituito più dal viaggio che dalla quota di partecipazione.

Internet e la formazione a distanza (di tempo e di spazio) 

L’accesso a Internet ha liberato i discenti prima dall’obbligo di viaggiare, e poi dall’obbligo della sincronicità tra docente e aula. Potevamo finalmente raggiungere qualsiasi corso, e vederlo quando volevamo noi (spoiler: in genere dopo, cioè mai).

Come conseguenza, nel processo di digitalizzazione dei corsi la formazione è stata spacchettizzata, diffusa, stratificata.
Anche le barriere alla creazione dei propri corsi si sono azzerate, e come effetto immediato il mercato si è riempito di creatori “low cost”.
Puoi farlo anche tu! E con pochi dollari al mese puoi creare la tua “academy” su Thinkfic.

Ma, di fatto, è YouTube che ha abbattuto l’ultima barriera tra formazione formale e informale, inondando il pubblico con una quantità infinita (per davvero) di contenuti fruibili gratis. E quindi cosa succede quando c’è tanta offerta gratuita?

Il mercato si affolla: la guerra del prezzo

La formazione è diventata un business basato sulla guerra del prezzo. Quando il costo marginale di distribuzione è zero, come in questo caso, basta fissare il prezzo poco al di sopra dello zero per ottenerne un guadagno.
Ma attenzione: siccome chiunque sul mercato può farlo, il prezzo scenderà. Altre volte il corso si trasformerà in webinar gratuito, magari allo scopo di ottenere un contatto più che un pagamento minimo. Quindi, ecco perché una buona parte dei contenuti della “formazione” attuale è gratuita, costituita per lo più da lead magnet: ti propongo un contenuto (spesso di qualità inferiore alle aspettative) in cambio del tuo indirizzo email con cui venderti qualcos’altro (“se è gratis, il prodotto sei tu“, ricordi?).

L’avanzare di piattaforme come Udemy, Coursera e altre ha messo a disposizione delle persone una quantità senza precedenti di informazioni strutturate, a costi molto bassi, a volte irrisori.
Togliamo dal novero la quantità spropositata di corsi che promettono “metodi” dubbi, o “segreti” o “ricette sicure e infallibili”; esclusi questi, oggi è possibile autoformarsi bene e in modo continuo, al costo più basso di sempre.

La solitudine del corsista nella folla dei corsi

Eppure, il problema della formazione sembra rimanere, anche se la prospettiva adesso è ribaltata.

L’ostacolo più forte, in questo ecosistema contrassegnato ormai dall’overload (in)formativo, non è più “come fare” ma “da dove partire”.
Un secondo ostacolo è la resistenza alla solitudine da corso online: la maggior parte dei corsi online – scelti spesso inconsciamente con la discutibile formula del minimo costo per ora di formazione – sono molto lunghi.
Spesso non concludiamo la maggior parte delle lezioni. Solo una minoranza molto motivata lo fa, che in genere è formata da quelli, fra noi, che ne hanno meno bisogno.
Se anche finiamo un corso, i concetti – che vediamo e magari capiamo, ma non applichiamo – rimangono sulla carta, e subito dimentichiamo.

Formazione accessibile e gratuita: non basta perché sia efficace

Anche uno studio del MIT ha rilevato come una democratizzazione reale dell’educazione debba essere molto di più che rendere i contenuti educativi fruibili gratis online.

Insomma, essere accessibile direttamente, gratuita o quasi, flessibile negli orari di fruizione non sembra essere l’ingrediente sufficiente per la formazione. Il perché è evidente se si pensa all’obiettivo ultimo della formazione: portare le persone a migliorare il proprio lavoro, la propria capacità di stare sul mercato e di riflesso quella della propria azienda.
La dimostrazione che non è sufficiente è che la situazione peggiora quando la formazione è suggerita o imposta dall’azienda azienda. Questo perché il lavoratore vede la formazione più come un’estensione dell’orario lavorativo che come una occasione di crescita reale.

A questo punto interviene anche un altro paradosso: quando spendiamo molto poco (o niente) per un corso online, siamo molto meno propensi a impegnarci per tirarne fuori valore.
Anche se digitalizzati, rimaniamo profondamente umani nel nostro comportamento: la percezione del valore (reale) di qualcosa, e dell’impegno da noi richiesto nei suoi confronti, sono spesso influenzati dal prezzo che abbiamo pagato per ottenerla.

Accessibilità e motivazione

Il problema della formazione online oggi, quindi, non sta nella facilità o nell’accesso, sta nella motivazione: alla “versione digitale” della lezione in classe, uguale e anche più facile di quella in presenza, manca una componente sfuggente e poco studiata.

Alle elementari, ogni bambino non è solo davanti all’insegnante. All’università, i ragazzi non sono soli davanti allo schermo – anche quando sono a distanza, in realtà sono connessi in tempo reale da chat e messaggistica: è il gruppo, di nome e di fatto. Anche quando “copiano”, imparano. Il collante sociale della classe è un elemento fondamentale della motivazione a imparare. Anche se spesso la scuola ufficiale sembra ignorare questi aspetti.

Iniziare un percorso, svolgerlo assieme, confrontarsi, perfino sfidarsi nell’apprendimento: ecco la formula per mettere assieme la facilità di accesso a contenuti digitali e docenti, aziende e professionisti con la motivazione necessaria nel finire con successo un percorso di apprendimento.

Questo modello non è gratis e non lo sarà mai, ma può essere sufficientemente democratico da creare un vero impatto sociale.

Come for the tool, stay for the network

È un vecchio adagio che si applica ai social network. Probabilmente vale anche per la formazione. Sicuramente è il valore intorno a cui abbiamo costruito la nostra idea di scuola.

Ecco come la scuola Digital Update vuole realizzare questo modello: hai a disposizione tutta la libreria di contenuti on demand (“i libri di testo certificati”), ma anche le attività in diretta a calendario con docenti e professionisti. E poi una classe con momenti di scambio e interazione, progetti condivisi e collaborativi, salette e gruppi di lavoro. Oltre agli incontri online ci sono incontri trimestrali in presenza, per consolidare le relazioni interne che si formano nel frequentare assieme.
E un rito di passaggio: una Summer School che è la prospettiva, l’obiettivo e anche il coronamento. Perché abbiamo sempre più bisogno di esperienze che rimangano, oggi che siamo immersi nel flusso di contenuti e webinar a scroll infinito.

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