Dai 6 ai 16 anni sono stata un’atleta. Correvo perché mi piaceva e perché ero anche diventata brava. Se le prime volte sono state fortunate, vuoi per avversarie meno competitive, vuoi per predisposizione ed entusiasmo, con il passare del tempo ho imparato che per essere più brava dovevo metterci testa. Per diventare più capace dovevo allenarmi.
L’allenamento è qualcosa che ha a che fare con la costanza, la fatica e la tenacia.

Per il Public Speaking è la stessa cosa. Per diventare bravi bisogna prepararsi. Ci può essere una certa dose di improvvisazione, ma serve comunque allenamento. È importante continuare a misurarsi con se stessi, provare e riprovare.

Prepararsi, allenarsi, sporcarsi le mani

Anche il più bravo degli oratori si prepara. Allenarsi significa scegliere cosa raccontare e come, prendere confidenza con se stessi e costruire presenza. Se per scrivere bene devi leggere tanto, per imparare a parlare in pubblico puoi osservare e ascoltare gli altri. Per capire cosa ti ispira e cosa invece ti allontana.

Parlare in pubblico è una continua ricerca tra parole e presenza. Per dire, esprimere e trasmettere se stessi e la propria idea a qualcuno.

Partire da una buona idea

L’idea è il regalo che fai al tuo pubblico. È un messaggio che può cambiare il loro modo di vedere il mondo. Se riesci a evocare quell’idea nel tuo pubblico hai centrato l’obiettivo, è una parte di te che diventa anche loro. Per trovare la tua idea devi partire dalle domande giuste: non “cosa posso raccontare per lasciare il segno?”, ma “come posso aiutare le persone a vedere qualcosa a cui non avevano ancora pensato?”. Senza una buona idea di partenza è molto più difficile incuriosire le persone e farsi ricordare.

Le nostre idee fanno di noi quello che siamo e quello che potremmo diventare e contribuiscono a creare la nostra credibilità.

Far accadere le cose con le parole

La lingua ha un potere sorprendente, ma funziona solo se c’è un codice condiviso tra chi parla e chi ascolta. Ecco perché occorre partire dalle persone che avrai di fronte, sapere chi sono ti aiuterà a trovare, e poi usare, un linguaggio comune. Partire da ciò che è condiviso ti permette di generare un collegamento, creare un legame tra te e il tuo pubblico.

Sono le parole a raccontare una storia, spiegare la complessità e quindi a veicolare la tua idea. Per evocare e far succedere qualcosa con le persone.

Organizzare significa scegliere

Richard Bach dice che la buona scrittura ruota intorno al potere di cancellare le parole. E Annamaria Testa ci ricorda che è ciò che non scegliamo a caricare di valore ciò che scegliamo.

Prima di organizzare le parti del discorso devi trovare e scegliere cosa è rilevante non solo per te ma anche, e soprattutto, per la tua audience. Inventa, organizza e poi raffina, scegli cosa è davvero importante e butta via tutto il resto.

Una volta che hai chiaro di cosa vuoi parlare, scegli a chi vuoi rivolgerti. Per mettere a fuoco la tua idea e creare la struttura del tuo discorso, ti serve un piano. Butta fuori, scrivi tutto quello che ti viene in mente. Solo dopo penserai alla mappa e alla relazione tra i diversi elementi: come partire, gli argomenti da sviluppare e le tue conclusioni. Ogni parte del tuo discorso deve essere collegata all’altra: c’è un inizio, uno svolgimento e una fine, ossia una struttura che tiene insieme tutto e la fa funzionare, come avviene in un romanzo, in un film, in una storia.
Ogni elemento va connesso all’altro, punto per punto, frase per frase.

Scrivi la tua idea in un massimo di 20 parole e intorno a quella progetta tutto il resto.
Una tesi che si sviluppa su troppi concetti non funziona: perché sia efficace devi pensare sempre al problema che vuoi risolvere, all’enigma che vuoi svelare, all’esperienza che può insegnare qualcosa.

Allenati per generare presenza

Tempo fa, ho scritto che parlare in pubblico è una relazione continua tra chi parla e il suo pubblico, dove succede qualcosa in un momento presente che nasce e ruota intorno a quella relazione.

Quando parlo di presenza non intendo solo la presenza scenica, ma un insieme armonico di parole, corpo e voce. La presenza ha quindi a che fare con la consapevolezza delle parole che scegli, del tuo corpo che agisce e della tua voce che esprime. È il tuo essere presente che genera credibilità, permette di suscitare emozioni e generare relazione e vicinanza con ogni singola persona che hai di fronte.

Lasciare il segno

Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che per diventare bravi servono poche regole e tanto allenamento. Ci si mette in gioco, ci si sporca, si sta zitti e si ascolta tantissimo se stessi e gli altri, per trovare il proprio modo di essere memorabili e di lasciare il segno.
E l’unico modo per farlo è iniziare a farlo.

Lavoriamoci insieme in aula al mio corso di Public Speaking. Impariamo a entrare in relazione, a costruire discorsi memorabili e a mettere tutto in scena per lasciare il segno.
Ci alleniamo insieme?
Ti aspetto.


Entra nella community di
Digital Update!

Riceverai gratuitamente:

No grazie!