In concomitanza con un fine Aprile che si preannuncia bello carico di corsi sulla buona comunicazione (scritta, fotografica, video, social) in Digitalupdate, ho voluto raccogliere alcuni spunti di rilievo del panorama informativo nazionale e internazionale sull’argomento content strategy: sempre di più non serve produrre contenuti “perché servono alla SEO” o “perché mi hanno detto che servono a vendere”. Devono essere intimamente collegati al modello di business e al processo di vendita. Sennò, come dico spesso, stiamo facendo letteratura e non marketing.

Per iniziare, vi propongo questo articolo di Econsultancy sulle sette regole d’oro del content marketing, che inizia così.

Create what your audience needs (not what you want)

We’re all selfish, especially in our business lives. We want to accomplish our tasks, push projects forward and drive growth.

L’articolo contiene anche alcuni schemi molto utili per usare i contenuti in linea con la strategia, associandoli al punto giusto del funnel di vendita.

Io stesso mi ero cimentato in una strutturazione dei contenuti ai fini più specifici dell’ecommerce. La trovate in questo post, in cui metto in fila contenuti generati dallo store e dagli utenti, e li impilo a fini di strategia.

Ma i contenuti testuali possono essere ancora un veicolo per attrarre traffico e audience? Skande pensa di sì, con alcune interessanti note a margine.

Per rifletterci un po’ più su: quando lo storytelling diventa storyporn e rischia di farci annebbiare la vista sul lavoro che il prodotto comporta, sul serio? Robi Veltroni ne parla dal suo osservatorio privilegiato di operatore turistico.

Per venire al pratico: quanto devono essere lunghi i post? Me lo chiedono sempre, ma io rispondo “dipende da quanto avete di interessante da dire, anche zero”. Più pragmaticamente quelli di Hubspot rispondono così.

Per passare al B2B: quali sono i contenuti di maggior rilievo nel processo di vendita? Ecco un grafico di Emarketer.

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Sui contenuti e l’autenticità dei brand, poteva mancare una vignetta di Marketoonist.com? Direi proprio di no!

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