Mi metto a scrivere questa rassegna pensando che è solo una questione di fortuna se il mio turno non è capitato in contemporanea col Freelanceamp: ma si sa, la fortuna aiuta chi nel frattempo si organizza, e infatti per fortuna il taccuino Evernote dei link salvati è bello ricco di spunti. Iniziamo:

GDPR, non ti temo

Magari mi sbaglierò ma, dopo aver vissuto nel 2015 il delirio della cookie-law (durante il quale coniai lo slogan profilami tutta), l’imminente arrivo del GDPR mi sembra tutto sommato affrontabile: sarà che al momento abbiamo a disposizione una serie di dichiarazioni di principio generali a cui attenerci (cosa si vuole ottenere) e non (ancora ?) delle disposizioni inapplicabili, fitte di trappole e contraddizioni e destinate a una velocissima obsolescenza tecnica (come ottenere i risultati desiderati); ma per il momento, almeno sul fronte email marketing, la mia conclusione è che se abbiamo lavorato bene fino a oggi non ci cambierà la vita.

Concordi su questa linea anche altre fonti: il bravo Stefano Bagnara di Email Marketing Blog, che ha pubblicato un dettagliato articolo su come impostare moduli di iscrizione alle newsletter GDPR-compliant, e quelli di Aweber, di cui consiglio un bel post (in inglese) sui 6 falsi miti relativi al GDPR.

In ogni caso a settembre avremo in aula Giorgio Trono che ci parla degli aspetti legali del digital marketing, così potremo fare il punto dopo i primi mesi di assestamento e applicazione delle nuove norme; sì, perché la cosa meravigliosa è che mentre ne stiamo parlando continuano a circolare draft e correzioni dell’ultimo momento…

Guarda mamma, senza immagini!

Dobbiamo usare o no le immagini nelle campagne email? La domanda è posta male, perché non è il tipo di contenuto in sé che funziona, ma la relazione fra gli obiettivi che ci poniamo e il formato in cui confezioniamo i contenuti. L’immagine non è decorazione, ma contenuto: ha senso usarla se porta informazione, se comunica identità, se trasmette un’emozione; e, nel momento in cui la usiamo, dobbiamo essere anche consapevoli che la scelta ha un peso e un costo (il messaggio assomiglierà di più a una promozione, avrà un peso maggiore, e così via). A volte i messaggi funzionano altrettanto bene, se non meglio, senza immagini, come spiega un bell’articolo del blog di Email on Acid.

La reputazione secondo Gmail

Uno strumento poco conosciuto, il Google Postmaster Tools ti permette di avere qualche informazione in più sulla reputazione dei domini da cui mandi posta e dei rispettivi indirizzi IP. Per usarlo devi aggiungere ai DNS del dominio un record di autenticazione, e nei giorni e settimane successive potrai tenere sotto controllo un po’ meglio cosa ne pensano i server di Google dei tuoi invii di email. Fallo prima che ci siano problemi reali, perché poi ci vuole un po’ di tempo prima che la tua reputazione torni a migliorare se hai fatto dei guai.

Non tutto si può — o si deve — misurare

E parlando di valutazioni e indici, chiudo questa rassegna con le sagge parole di uno dei miei guru, Avinash Kaushik, che in uno degli ultimi numeri della sua me-ra-vi-glio-sa newsletter, TMAI (The Marketing / Analytics Intersect), ci ricorda che esistono scelte che facciamo inevitabilmente per ragioni non quantificabili: simpatia, ispirazione del momento, aspirazioni inconfessabili, necessità di rimarcare che siamo noi a decidere. In questi casi, affannarsi per trovare pezze numeriche che le giustifichino è vano e sciocco: accettiamolo, e dedichiamo le nostre energie a misurare quel che veramente ha senso quantificare, e a far nascere comunque vantaggi concreti da ogni scelta, che sia o meno “giustificabile numeri alla mano”.

Per oggi è tutto, a presto.

Entra nella community di
Digital Update!

Riceverai gratuitamente:

No grazie!