Appunti dalla scuola: 6 cose che abbiamo imparato nelle ultime settimane

scuola Digital Update

Come sta andando nella scuola di Digital Update? Vi risponderò qui una volta al mese, raccontandovi anche che cosa abbiamo imparato e condividendo i miei appunti, riordinati e messi in bella, come si diceva appunto a scuola.

Le lezioni proseguono tra laboratori, warm up, appuntamenti mattutini, serali, e recuperoni delle lezioni registrate quando non si riesce a seguirle live. Ognuno di noi può scegliere di frequentare tutti i corsi oppure di focalizzarsi su alcuni temi e argomenti specifici, creando un curriculum personalizzato per acquisire alcune skills specifiche e raggiungere gli obiettivi prefissati all’iscrizione.

E cosa abbiamo imparato quindi nelle ultime settimane? Tantissimo, ma ecco una selezione:

1) Ad allenare il dono della sintesi, utile sia per raccontare il nostro lavoro ma anche per scrivere messaggi immediati e precisi

Con Serena Giust, nel laboratorio di UX Writing, abbiamo imparato a raccontare il nostro lavoro in poche righe, a scrivere una notifica push in pochi caratteri, a lavorare di cesello nel togliere il superfluo. Durante gli esercizi pratici è stato fondamentale immaginare gli scenari d’uso, per progettare messaggi e avvisi pertinenti ma soprattutto immediati, e che tolgono dubbi alle persone. Un lavoro che permette di avere micro testi chiari, sia che si parli di un login in un app che di un avviso traffico su Google Maps o di portare le persone ad acquistare il nostro servizio. Il compito di chi scrive è quindi quello di ridurre frizioni con le parole per raggiungere l’obiettivo, allo stesso modo per un lead o per far percepire alle persone che hanno fatto proprio bene a usare la nostra app.

2) Che l’ADV su Facebook è sempre più sperimentazione, superare preconcetti e farsi guidare dall’algoritmo.

Ma è vero che l’advertising su Facebook e Instagram non funziona più? Enrico Marchetto risponderebbe che se non arrivano risultati è perché “lo state facendo male”. Lavorare oggi su Facebook significa spesso pubblicare meno ma meglio e supportare i contenuti organici con ADV mirate stanziando dal 5 al 10% del nostro budget pubblicitario solo per questo. Ragionare sui formati senza abituarsi troppo a quello che abbiamo fatto fin qui, sfruttando sempre le novità come i reels, ma adattando la nostra comunicazione a quel formato per essere efficace. Nel progettare le nostre campagne il 90% del lavoro deve essere suddiviso tra approccio strategico e approccio creativo, dove quest’ultimo non significa eccentrico, ma significa fare in modo che visual, testi e obiettivi si parlino e comunichino nello stesso modo in cui lo fa il nostro pubblico, o ancora riuscire a immaginare i trigger point più efficaci e testarli.

Fare ADV oggi significa anche affidarsi all’algoritmo, lasciargli scegliere creatività nelle collection dinamiche o provare campagne no target. 

Significa anche che quello che ritenevamo giusto, quasi dogmatico, qualche anno o mese fa, ora va rivisto: copy lunghi o copy corti? Le usiamo le emoji? E il testo nelle immagini? Le campagne di copertura le usiamo ancora e quando? Meno male che Enrico torna spesso a scuola, così l’aggiornamento è assicurato, e anche gli stimoli.

3) Che il Content marketing è in espansione, ma va ben progettato

Una ricerca del Content marketing Institute mostra che il 66% degli intervistati intende aumentare nel 2022 il budget destinato al Content marketing. Ma aumentare il budget non basta: è fondamentale, come ricorda Miriam Bertoli, progettare con obiettivi di lungo termine, e creare e distribuire contenuti di valore per le persone. Solo così si trasformeranno in contenuti capaci di generare valore per il brand e l’azienda. Essere presenti su tutti i canali senza una riflessione di fondo, essere autoreferenziali, inseguire solo i nuovi contatti senza prendersi cura di quelli già esistenti non è content strategy. Lavorare per fasi, puntare a produrre il contenuto giusto al momento giusto per il nostro cliente o pubblico, e misurare i risultati sono solo alcuni dei passaggi che ci permetteranno di avere una buona content strategy, e di raddrizzare il tiro quando qualcosa non va.

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4) A muoversi tra scenari digitali e canali da valorizzare

Marco Ziero ha raccontato che inseguire l’ultimo trend o sempre e solo i leads spesso non paga. Perché in molti casi stiamo sottovalutando canali profittevoli ma che ci sembrano meno sexy, come l’email marketing. Creiamo newsletter senza promettere nulla alle persone per convincerli a rimanere, ci concentriamo sullo sconto primo acquisto quando potremmo invece utilizzare questo canale per aumentare il fatturato non solo aumentando i clienti, ma aumentando anche lo scontrino medio e invitarli ad acquistare nuovamente. E possiamo utilizzarla per conoscere meglio le nostre persone, perché grazie a questo mezzo e ai sondaggi il data enrichment è davvero alla portata di tutti, e potremmo così creare delle newsletter in cui davvero l’azienda si mette nei panni degli altri. Un lavoro che va fatto con grande rispetto dei dati. Nei prossimi anni “chi si metterà nelle condizioni di avvicinarsi davvero alla personalizzazione otterrà un bel vantaggio competitivo”. La sfida è aperta e tutta da giocare! (E io non vedo l’ora!)

5) Come strutturare una cassetta degli attrezzi per utilizzare bene Google Ads per un e-commerce

Lavorare a Google Ads per e-commerce ha alcune differenze, e difficoltà, diverse rispetto a quando si lavora per uno store fisico o per dei servizi: il numero di pagine, la complessità dell’alberatura, il gran numero di prodotti presenti sono tutte variabili da tenere in considerazione quando iniziamo a ragionare su come incanalare la domanda diretta a fronte di così tanti punti di ingresso.

Utilizzare il machine learning, saper maneggiare le strategie di offerta di Google e soprattutto individuare gli obiettivi è la chiave per ottenere risultati: la scelta delle metriche e degli obiettivi infatti è il trait d’union tra strategia aziendale e operatività, ed è quindi imprescindibile. Tenere in ordine l’account, eliminare i vecchi segmenti, capire quando è meglio utilizzare le ricerche dinamiche (DSA), conoscere i pro e i contro delle campagne standard e smart ci permetterà di progettare delle campagne adatte al prodotto, al prezzo, al pubblico e agli obiettivi.

6) Che la Privacy non è brutta e cattiva 

Anzi, una corretta e trasparente gestione dei dati, come ce ne prendiamo cura e come lo spieghiamo alle persone ci può premiare. Come spiegato da Giorgio Trono, e citando anche Privacy by Design, “Le persone sono il triplo più propense a reagire in modo positivo alla pubblicità quando sentono un maggior senso di controllo su come vengono utilizzati i loro dati.”

Abbiamo anche parlato di email marketing per vendere, di scrittura per il web, di SEO, di Google Analytics, di blocchi dello scrittore che non esistono: se vuoi saperne di più ti aspettiamo a Scuola!


La foto di apertura è di Giulia Galbarini

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