Durante l’ultimo viaggio di formazione, Marco e io stavamo passeggiando lungo le strade di Boston. La giornata si stava per concludere e l’appetito si faceva sentire essendo quasi ora di cena, così Marco prende il telefono dalla tasca e inizia a cercare qualche ristorante nelle vicinanze dove poter mangiare qualcosa. 

Cercando su Google è entrato nella sezione “Altri luoghi”,  ha individuato un bel ristorante dove proponevano dei bei piatti di barbecue, ha prenotato con una telefonata e ci siamo precipitati a goderci la nostra cena.

Questa storia è uguale a molte altre: sono certo che in tantissimi adottino lo stesso metodo quando devono cercare un ristorante dove passare la serata. Vorrei però che guardassimo insieme questa storia da un altro punto di vista, anticipando uno degli argomenti chiave del corso SEO che approfondiremo insieme se sarai in classe con noi: la matrice degli intenti.

La parola chiave per necessità

Una persona che digita qualcosa sulla barra di ricerca di Google sta facendo una domanda specifica che nasce da un bisogno da assolvere in un preciso momento della giornata. È la necessità di “un qualcosa” che ci fa muovere e che ci spinge a chiedere a Google di aiutarci, a prescindere da che cosa ci mettiamo davanti a quel qualcosa: 

  • leggere
  • conoscere
  • approfondire 
  • comprare
  • andare (da qualche parte)
  • chiamare (qualcuno)
  • ecc…

Di fatto quindi una semplice parola chiave condensa in sé un bisogno da soddisfare attraverso un contenuto

Non dobbiamo pensare però che un testo da leggere sia sempre la soluzione più appropriata (quella sera a Boston un articolo di un blog non avrebbe fatto altro che alimentare il nostro appetito…): il contenuto può prendere diverse forme, dall’articolo di un blog, a un video da guardare, oppure una galleria di immagini da sfogliare.

Un SEO quindi non può concentrarsi solamente sulla parola chiave e sul traffico che genera in un sito. La persona non sta cercando una parola chiave, sta cercando la soluzione al suo bisogno. 

In che momento si trova quella persona? Qual è l’esperienza di fruizione migliore per lei? Sono tutte domande da porsi per aiutare a soddisfare l’intento, perché conoscere i bisogni significa poi conoscere le persone, facendo un passo in più oltre la parola chiave.

L’importanza dello studio delle persone

La SEO si trova nella posizione in cui deve tradurre una domanda precisa in un contenuto, che punti a soddisfare il reale bisogno celato in una parola chiave. Comprendere al meglio qual è il reale bisogno delle persone ci aiuta a offrire la risposta nella forma e nel contenuto migliore possibile.

Lo studio del pubblico quindi diventa un requisito fondamentale per conoscere chi sta dietro una parola chiave, capire che cosa vuole, che cosa cerca, in che momento si trova, qual è il suo intento; per capire come possiamo aiutarlo a risolverlo con i mezzi che abbiamo a nostra disposizione. 

Non possiamo più fermarci alla parola chiave e accontentarci del numero di persone che cliccano sul nostro risultato di ricerca, senza preoccuparci di quello che succede dopo. Consideriamo infatti che se le persone accedono al nostro sito, non trovano quello che cercano e tornano nella pagina dei risultati di Google e cliccano sul risultato successivo, questo segnala a Google che non non stiamo meritando il posto in classifica che ci ha attribuito. 

Ragionare su tutti i passaggi che una persona compie per assolvere al suo bisogno ci aiuta in tutto il processo, dal clic sulla pagina dei risultati di Google alla fruizione del contenuto, fino all’azione da compiere al termine di questo flusso. 

Dalla SERP a ciò che succede dopo

Vi ricordate la storia che ho raccontato all’inizio? Ripensiamola all’interno di questo flusso: io e Marco siamo partiti da una parola chiave che si è tradotta in una serie di ristoranti vicini a noi. Google ci ha inoltre proposto alcune immagini di quei ristoranti: per convincerci infatti ci siamo guardati qualche foto dei piatti perché ancora non sapevamo che cosa volevamo mangiare, quando è comparso il piatto di carne cotta al barbecue non abbiamo esitato un secondo e abbiamo prenotato immediatamente. Nell’ordine quindi i passaggi fatti sono questi:

  • parola chiave: ristorante a Boston
  • intento: cenare
  • contenuto: galleria di immagini
  • azione: telefonata al locale
I risultati della ricerca da mobile di “ristoranti a Boston”

Che cosa sarebbe successo se al posto di questa tipologia di risultati Google ci avesse proposto degli articoli da leggere? Quanto tempo ci avremmo messo a decidere e risolvere la nostra esigenza?

Prestare attenzione quindi anche alla forma del contenuto diventa un aspetto da considerare anche in ambito SEO.

4 lezioni gratis sul mondo Google?

SEO, Local SEO, Google Ads, Google Analytics: lascia il tuo indirizzo email e riceverai direttamente nella tua casella un mini-corso con video e link. È gratis, richiedilo subito!

La matrice degli intenti

Come per noi una galleria di immagini è stata la soluzione più indicata per aiutarci a scegliere, il ragionamento può essere traslato su altre forme di contenuto, a seconda di quale risulta più utile alle persone che cercano qualcosa su Google.

In classe vedremo proprio questo aspetto: partiremo da una parola chiave e ci costruiremo un funnel di navigazione, a partire dalla definizione dell’intento, dal bisogno latente, per poi individuare la forma che dovrebbe assumere quel contenuto per rispondere al meglio all’esigenza. Infine valuteremo insieme che cosa ci si aspetta che avvenga una volta fruito il contenuto, cioè l’azione che le persone devono compiere al termine del percorso, che cosa dovrebbe succedere DOPO.

Da questo studio emergerà che gli elementi di questa matrice non sono univoci: non ci sono delle forme di contenuto migliori di altre, né ci possono essere le stesse aspettative per ciò che avverrà poi. Ogni intento derivante da una ricerca è diverso: va approfondito e portato a terra in modalità diverse.

La SEO non può più fermarsi al primo passaggio, alla parola chiave, e non considerare ciò che succede all’interno della pagina web. Google infatti tiene conto di che cosa le persone fanno dopo essere entrate dalla pagina dei risultati di ricerca e, per valutare un sito web, considera anche quanto le persone sono “ingaggiate” dal contenuto presentato. 

Per fare tutto ciò quindi lo studio del pubblico è una pratica imprescindibile: conoscere le persone che si affacciano al nostro sito web grazie a una ricerca è l’elemento che può fare la differenza e, anche se richiede un po’ di lavoro in più, imparando a conoscere chi sono gli interlocutori avremo qualche chance in più di aiutarli a trovare ciò che cercano.

Vuoi approfondire con noi la matrice degli intenti (e sapere come si chiama il ristorante dove siamo stati)? Ti aspettiamo in video e in aula.

Photo credits Agnieszka Boeske su Unsplash

Entra nella community di
Digital Update!

Riceverai gratuitamente:

No grazie!