Vigilia di primo giorno di scuola, vacanze archiviate nelle Stories di Instagram, è ora di riprendere in mano anche mailing list, template e piani editoriali delle email per arrivare senza affanni agli appuntamenti dei prossimi mesi. Ecco una rassegna di letture a tema.

Farsi riconoscere nella Inbox

La casella di posta elettronica è percepita come uno spazio personale e privato, in cui tendiamo a essere diffidenti verso gli sconosciuti: è quindi importante far sì che i nostri destinatari ci riconoscano a colpo d’occhio, e possibilmente associno a questo “riconoscimento” dei pensieri positivi :-)

Da qui l’attenzione che dobbiamo porre all’indirizzo “from” e a come scriviamo il nome del mittente; da qui anche l’importanza di autenticare il server da cui partono le nostre newsletter e DEM, server che di solito appartiene al servizio di mailing di cui ci serviamo, ma che deve essere dichiarato come un mittente lecito del nostro domino (qui spiego come farlo se usate MailChimp).

Molto interessante una nuova possibilità, non ancora supportata da tutti i servizi di posta: quella di associare al proprio dominio, sempre attraverso una variazione dei DNS, un logo che comparirà a fianco del nome del mittente (come accade già su Gmail quando Google riconosce un indirizzo associato a un’utenza G+ o Gmail): è il protocollo BIMI, acronimo che sta per Brand Indicators for Message Identification: ne parla il post di ReturnPath che ho linkato, siamo ancora in fase beta ma io spero che sia disponibile quanto prima per tutti.

Emoji, che passione

Potete usarle come un vezzo che vi fa riconoscere nella Inbox, e di certo, se usate bene, contribuiscono a definire il vostro stile e attirano l’attenzione dei lettori. Di articoli su “come usare le emoji nell’oggetto delle email” ce ne sono tanti e non sto a linkarli qui, perché quella che voglio segnalarvi oggi è ? Emoji Wrap,  la newsletter più o meno mensile scritta da Emojipedia: curiosità, annunci, e naturalmente tanti esempi di uso delle mie adorate emoji.

Messaggi automatici che fanno vendere

Le automazioni sono la quintessenza della rilevanza nell’email marketing: messaggi attivati non dal calendario di noi che scriviamo, ma da qualcosa che è successo nella vita di chi ci legge. In questo lungo post del blog di Omnisend, una trattazione esauriente di come possiamo usare le email automatiche nell’ecommerce, sia per vendere di più sia per migliorare la relazione coi clienti.

Gli A/B test non sono per tutti

Un bell’articolo di Stefano Bagnara su Email Marketing Blog fa chiarezza su alcuni concetti di statistica (disciplina spesso controintuitiva e, ahinoi, poco insegnata a scuola), spiegando in che condizioni possiamo considerare significativi i risultati di un test che ha messo a confronto due versioni diverse della stessa campagna. Presentati spesso come una panacea a disposizione di tutti, gli A/B test in realtà sono possibili solo quando lavoriamo su grandi numeri; nel caso dell’email marketing, questo può creare conflitti con la necessità di segmentare le liste per mandare messaggi più rilevanti e non stressare gli iscritti, riducendo di conseguenza le dimensioni dell’elenco destinatari di ciascuna campagna.

A proposito di segmentazione e personalizzazione

L’obiettivo è lo stesso: aumentare la rilevanza, sfruttando appieno la natura “personale” che caratterizza il mezzo email. E tuttavia segmentazione e personalizzazione sono due strade diverse, anche se possiamo usarle entrambe con profitto. Kristian Bannister sul blog di pure360 spiega bene in cosa consistono entrambe, in un bell’articolo back to basics utile soprattutto a chi è agli inizi del suo percorso di email marketer.

Email marketing fatto bene e a prova di privacy

Photo by Joanna Kosinska on Unsplash

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